Table Of ContentLA SCRITTURA E L’INTERPRETAZIONE
COLLANA DIRETTA DA ROMANO LUPERINI
15
Emanuele Zinato
VOLPONI
PALUMBO
A Luigina, a Elena
e a Francesco
© Copyright by G.B.Palumbo & C.Editore S.p.A. - 2001
Proprietà letteraria dell’Editore
Stampato in Italia
Prima parte
L’OPERA E LA RICEZIONE
PROFILO
1
LE PRIME RACCOLTE POETICHE
I. A ventiquattro anni Volponi esordisce con la raccolta Il ramar-
ro (1948).1 Si tratta di quaranta componimenti scritti nell’immediato
dopoguerra secondo la moda ermetica del frammento lirico paratatti-
co. Lo spazio poetico delineato per successivi bozzetti è un microco-
smo naturale che si confonde, senza soluzione di continuo, con i moti
psichici dell’io poetante.
Perché scrivevo poesie allora, non ancora ventenne? Perché ero in-
certo, perché avevo paura. […] Ero folgorato da certe immagini, da
certe visioni, filtrate attraverso il ricordo delle letture incerte e fram-
mentarie della scuola, che mi portavano ad avere un rapporto con
fatti lontani magici perenni quali gli astri, il paesaggio, le stagioni, le
tempeste o le ragazze; o certe durezze della vita di allora, anche se
già toccata dalle grandi speranze della libertà e poco dopo esaltata
dagli effetti della liberazione. […] Scrivevo per uscire da me stesso,
per intervenire e organizzare un piccolo, modesto rapporto con il
mondo […], di nuove immagini, di altre espressioni per le mie pene
che invece erano vecchie, erano molto profonde dentro di me, per-
chè erano le pene tradizionali delle adolescenze addolorate e imma-
ture (P. VOLPONI, A lezione da Paolo Volponi, in «Poesia», n. 2, 1988).
Per conferire una forma a quest’urgenza proiettiva e alle sue pul-
sioni contraddittorie, Volponi esordiente applicò ai temi del proprio
paesaggio originario la lingua poetica veicolata dall’ermetismo. È in-
fatti notevole, e non privo delle ingenuità e della meccanicità dell’ap-
prendistato letterario, lo sforzo di appropriarsi di alcune costanti stili-
stiche e linguistiche tipiche dell’usus dei poeti più arditi di quella sta-
1D’ora in poi con la sigla R. Ventidue di queste liriche saranno poi ripubblicate
nel 1955 in L’antica moneta, qui con la sigla AM, e solo diciassette appariranno nel 1980
nella raccolta einaudiana Poesie e poemetti. 1946-1966(PP).
10 L’opera e la ricezione
gione. In particolare domina il sostantivo assoluto, con sospensione
dell’articolo (il tipo: «Vastità che soffro», R, 59), l’analogismo sviluppa-
to mediante coppie inconsuete di aggettivo e sostantivo ed epiteti di
tipo sinestetico («Pareti rosse d’aria», R, 57; «L’ondoso ottobre», R, 59;
«le gole veloci», ivi) e l’accostamento paratattico di pochi e scabri vo-
caboli ad articolare l’incanto della totalità indivisa.
Tra gli apporti pascoliani si delinea in primo luogo un generale
zoomorfismo e un attento ornitomorfismo, accostati a un sentimento
paesaggistico in cui è calata una passione e una mitologia viscerali,
mentre sulle sequenze figurative dei paesaggi opera la forte influenza
del pittore, acquafortista e poeta marchigiano Luigi Bartolini, con i
suoi ascendenti vociani, da Campana a Soffici.
Assolutamente estranea all’idillio naturale è la forza biologica, la
carica antiletteraria dei versi, a cui si sovrappongono alcune indulgen-
ze decorative. La schiettezza naturale del paesaggio o del personaggio
femminile si rivela talvolta sotto il segno della repulsione e della conta-
minazione: «il tuo fiore aperto / ha il caglioso veleno / che gonfia le
labbra», R, 20; «Ti manca sotto i piedi / il bicchiere con l’acqua marcia.
/ Mi fa schifo / tenerti in bocca. / E non posso vederti camminare /
con la testa diritta», R, 33.
La corposità antropomorfa che traspare dai privi versi del Ramar-
roè il segno di un paesaggio psichico più che naturale: l’ansia conosci-
tiva si proietta sulle cose e in esse riconosce un proprio frammento
pulsionale ora affermativo ora negativo. Il corpo veggente e senziente
che coincide con lo spazio naturale delle prime liriche è dunque lo
stesso — a conferma della presenza in Volponi di poche e costanti fi-
gure ossessive (MAURON 1966) — che farà la sua comparsa nella produ-
zione volponiana matura. Lo spazio poetico è fatto di «gomiti e mani e
ossa e strutture metalliche», ed è percepito come «motore del mondo»
(DE SANTI in AA.VV. 1997a, 24-5). L’esordio poetico di Volponi è intera-
mente all’insegna dell’«epica della percezione» di un corpo vivo in
movimento (BERARDINELLI in AA.VV. 1997a, 11). Il sensuale panismo, pur
presente massicciamente («Nelle notti di maggio / …dilato il mio cor-
po sui boschi, / e mi tendo.») è attraversato da lame conoscitive, ne-
cessariamente crudeli e ostili («L’ape è pesante / l’erba è tagliente»;
«Perché mi troverò nella morte e non stupirò / fra le gelatine freddis-
sime / di ombre scompaginate») (R, 24).
La frequenza dei verbi percettivi, («Io sento / il rumore dell’ossa-
tura delle cose», (R, 22); «ho sentito lo spaventevole / dialogo dei mor-
ti», (R, 25); «Si sente nel tuo respiro / qualcosa di solido» (R, 18); «Mi
tocco le ossa frequentemete / per prepararmi» (R, 35)), ha la finalità di
registrare un universo non prevalentemente idillico, più spesso inquie-