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Alessandro Polsi
Storia dell’Onu
Editori Laterza
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© 2006, Gius. Laterza & Figli
www.laterza.it
Prima edizione settembre 2006
Edizione
3 4 5 6 7 8
Anno
2013 2014 2015 2016 2017 2018
Proprietà letteraria riservata
Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari
Questo libro è stampato
su carta amica delle foreste
Stampato da
Martano editrice srl - Lecce (Italy)
per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
ISBN 978-88-420-8063-3
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Premessa*
Il Governo del mondo? Nessun protagonista della Conferenza di
San Francisco, in cui nel 1945 vide la luce l’Onu, osò pronunciare
questa formula. Tutti i manuali di diritto internazionale si affrettano
a precisare, nella premessa, che l’Onu tutto è, tranne un governo so-
vranazionale.
Eppure, se nessuno dei fondatori richiamò questa ipotesi, l’idea
sembrò circolare nei primi mesi di vita. Come non sottrarsi all’im-
magine di governo mondiale che la stessa articolazione degli organi
– segretario-presidente, Consiglio di sicurezza-governo, Assemblea
generale-parlamento – sembrava suggerire? L’incipit della Carta, ri-
calcato sul testo della Costituzione americana, evoca esplicitamente
il momento fondante, costituente, che la nascita delle Nazioni Uni-
te rappresentava per un mondo stremato dalla guerra. Costituente
nel senso largo della parola: un modo nuovo di fare politica, un’at-
testazione di valori guida universali, che doveva essere il riferimen-
to per tutte le società uscite dalla guerra.
Era questo l’approccio originale del presidente americano Roo-
sevelt, che concepiva la nuova organizzazione come amministratore
ed elemento catalizzante di un insieme di organismi internazionali,
il cui fine era ridisegnare completamente e in maniera, si sperava, ir-
reversibile le regole delle relazioni fra gli Stati, ma anche i rapporti
economici e sociali all’interno di essi. Il mantenimento della pace
* Ringrazio Fabrizio Ghilardi e Marco Lenci che hanno letto e commentato una
prima stesura del libro.
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con la messa al bando della guerra e l’attribuzione del monopolio
nell’uso della forza alla nuova organizzazione erano il naturale co-
rollario di questa concezione.
Le Nazioni Unite dovevano assumere un carattere di vera uni-
versalità, una robusta autonomia istituzionale e un potenziale di in-
tervento per mantenere la cosiddetta «sicurezza collettiva» che non
avevano precedenti nel passato. Obiettivo non scontato: in un mon-
do pur ancora molto semplificato, con poco più di 70 unità politiche
statuali e un fronte democratico larghissimo, destinato a diventare
quasi universale nei mesi finali della guerra, non era cosa semplice
portare gli Stati medi e le ex grandi potenze Gran Bretagna e Fran-
cia ad accettare la codificazione di un nuovo ordine internazionale
basato sul ristretto condominio di due paesi forti, esercitato attra-
verso un’organizzazione molto più robusta e autonoma della Società
delle Nazioni.
Tutti gli studi hanno sottolineato il mancato raggiungimento dei
fini originari delle Nazioni Unite, a causa dello scoppio della guerra
fredda che minò la promessa politica fondamentale su cui riposava
tutta la costruzione concepita da Roosevelt. Neanche la fine della
guerra fredda ha permesso di recuperare l’antico spirito costituente,
ormai troppo lontano.
Eppure va rimarcato come le Nazioni Unite, pur avendo palese-
mente perso il baricentro attorno al quale erano state create, sono
riuscite a sopravvivere agli anni più duri della guerra fredda e si so-
no costruite una credibilità, dimostrata dal carattere universale del-
le adesioni all’organizzazione. Per i paesi sconfitti nella guerra e per
le nuove nazioni affacciatesi all’indipendenza, l’ammissione all’Onu
ha rappresentato un riconoscimento simbolico oltre che giuridico
dell’indipendenza raggiunta o riacquistata. Per i paesi più poveri la
speranza di non essere dimenticati.
Ma l’Onu non è stata soltanto il riflesso di un mondo sempre più
complesso. Nel corso dei decenni l’istituzione ha sviluppato stru-
menti per la cooperazione economica, la difesa dei diritti umani,
l’implementazione e la diffusione delle pratiche basilari dei principi
democratici; si è dimostrata un organismo plasmabile dai propri
membri, capace di inventarsi nuove missioni e adattare le missioni
originarie alle mutate condizioni del tempo. Non esiste ancora una
storia intellettuale delle Nazioni Unite, ma molti indizi portano a sot-
tolineare come l’organizzazione, con sempre meno retorica e cre-
scente pragmatismo, abbia fatto da incubatrice a nuove visioni del-
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lo sviluppo economico, dei diritti umani, della stessa posizione del-
la specie umana sul nostro pianeta.
Se l’Onu non è diventata un governo mondiale, dobbiamo chie-
derci se è stata in grado di divenire almeno l’amministratore di una
comunità internazionale che fatica a trovare punti ideali comuni. Un
amministratore che deve farsi carico di implementare i fragili punti
di consenso che di volta in volta è riuscito a trovare sul rispetto dei
diritti umani, la diffusione della democrazia, la cooperazione econo-
mica, la ricerca di una maggiore uguaglianza fra i popoli, la fine dei
conflitti.
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Storia dell’Onu