Table Of ContentCLASSICI DELLA FILOSOFIA
COLLEZIONE FONDATA DA
NICOLA ABBAGNANO
DIRETTA DA
TULLIO GREGORY
Wilhelm Dilthey
SCRITTI
FILOSOFICI
A cura di
PIETRO ROSSI
UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE
© De Agostini Libri S.p.A. - Novara 2013
UTET
www.utetlibri.it
www.deagostini.it
ISBN: 978-88-418-9395-1
Prima edizione eBook: Marzo 2013
© 2004 Unione Tipografico-Editrice Torinese corso Raffaello, 28 - 10125 Torino
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degli apparati critici, introduzione e traduzione del testo qui riprodotto.
INDICE DEL VOLUME
Introduzione
Nota biografica
Nota bibliografica
I. STUDI PER LA FONDAZIONE DELLE SCIENZE DELLO SPIRITO
1. La connessione strutturale psichica
2. La connessione strutturale del sapere
3. La delimitazione delle scienze dello spirito
II. LA COSTRUZIONE DEL MONDO STORICO NELLE SCIENZE
DELLO SPIRITO
1. Delimitazione delle scienze dello spirito
2. La diversità della costruzione nelle scienze della natura e nelle
scienze dello spirito (Orientamento storico)
3. Principi generali intorno alla connessione delle scienze dello spirito
III. PROGETTO DI CONTINUAZIONE PER LA COSTRUZIONE DEL
MONDO STORICO NELLE SCIENZE DELLO SPIRITO. ABBOZZI DI
UNA CRITICA DELLA RAGIONE STORICA
1. “Erleben” espressione e comprensione
2. La conoscenza della connessione storico-universale
IV. L’ESSENZA DELLA FILOSOFIA
Introduzione
1. Procedimento storico per la determinazione dell’essenza della
filosofia
2. L’essenza della filosofia intesa in base alla sua posizione nel mondo
spirituale
V. LA COSCIENZA STORICA E LE VISIONI DEL MONDO
1. Il compito
2. Fondazione storica e psicologica
3. Arte, religione e filosofia come forme della visione del mondo e
della vita
4. Storia dello sviluppo delle visioni della vita e del mondo
5. Soluzione del conflitto tra ogni forma di visione della vita e del
mondo e la coscienza storica
VI. I TIPI DI VISIONE DEL MONDO E LA LORO FORMAZIONE NEI
SISTEMI METAFISICI
Introduzione sul conflitto tra i sistemi
1. Vita e visione del mondo
2. I tipi di visione del mondo nella religione, nella poesia e nella
metafisica
3. Il naturalismo
4. L’idealismo della libertà
5. L’idealismo oggettivo
Indice dei nomi
Indice delle tavole
INTRODUZIONE
I.
La filosofia dà i suoi frutti a tutte le età. Vi sono filosofi precoci, le cui idee
fondamentali risalgono agli anni giovanili, filosofi che hanno elaborato le loro
prospettive o i loro “sistemi” fin dall’inizio e che si sono limitati, in seguito, a
svilupparli in forma più o meno compiuta. Vi sono invece filosofi che soltanto
in età avanzata sono pervenuti a definire in modo preciso la loro impostazione
teorica e a pubblicare le loro opere maggiori, quelle per le quali occupano un
posto nella storia della filosofia. Alla seconda categoria appartiene senza
dubbio Kant, che pubblicò la Critica della ragion pura quando aveva
cinquantasette anni, e le altre due Critiche quando era più che sessantenne —
per non parlare poi dei saggi più tardi, e tuttavia anch’essi importanti, scritti
quando aveva passato i settanta. Dilthey rientra in questa medesima categoria.
La prima, anzi l’unica opera di carattere dichiaratamente teorico da lui
pubblicata in vita, l’Einleitung in die Geisteswissenschaften (o, a voler essere
precisi, il primo volume di quest’opera, comprendente due dei cinque libri
previsti), apparve nel 1883, quando egli compiva cinquant’anni ed era da poco
approdato a Berlino, quale successore di Hermann Lotze. Ma i suoi scritti più
importanti sono di parecchi anni successivi; risalgono all’ultimo periodo della
sua vita, cioè al periodo tra il 1905 e il 1911, quando Dilthey aveva raggiunto il
traguardo dei settant’anni e, ritiratosi dall’insegnamento, poteva ormai
dedicare gran parte della propria attività alle sue ricerche (e presentarle alle
adunanze dell’Accademia prussiana delle Scienze). Soltanto alcuni di questi
scritti, poi, furono pubblicati durante la sua vita; la maggior parte ha visto la
luce soltanto qualche decennio dopo, nell’edizione delle opere complete
avviata, nel 1914, da allievi come Bernhard Grothuysen, Georg Misch e
Herman Nohl (e ripresa soltanto nel secondo dopoguerra, a partire dal ’58).
Che la produzione diltheyana di maggior rilievo sia quella dell’ultimo
periodo, se non addirittura dell’ultimo decennio, è innegabile; eppure sarebbe
fuorviante affermare che Dilthey abbia maturato la propria impostazione
filosofica soltanto in tarda età. Parecchie delle idee che hanno ispirato il suo
pensiero — e, in parte, anche il suo lavoro storiografico — risalgono agli anni
della gioventù, e si ritrovano, sebbene enunciate in forma programmatica,
nelle lettere e nel diario giovanile, che la figlia Clara pubblicò nel 1933, a oltre
vent’anni dalla morte del padre (nel centenario della sua nascita). Essa stessa
ricorda come, passeggiando a Grunewald, il vecchio Dilthey ebbe a dichiarare
che «tutta la sua opera era propriamente soltanto una realizzazione del
pensiero e dei progetti della sua gioventù». Si tratta probabilmente di
un’esagerazione, come spesso avviene nelle testimonianze autobiografiche; ma
queste parole racchiudono un buon nucleo di verità. A leggere le pagine del
diario o le lettere che Dilthey scrisse dal 1852 — non ancora ventenne, quindi,
quando stava per recarsi a Heidelberg per iniziare gli studi universitari — al
1870, l’anno in cui, ormai professore a Kiel, diede alle stampe il primo volume
di una fondamentale biografia di Schleiermacher destinata anch’essa a
rimanere incompiuta, s’incontrano molte prospettive che, rielaborate,
ricorrono negli scritti della maturità e ancora dell’ultimo periodo.
Ciò che emerge da quegli scritti è, in primo luogo, un’atmosfera culturale
in cui Dilthey rimarrà sempre immerso: l’atmosfera della cultura tedesca da
Lessing all’età di Goethe. La prima delle lettere raccolte in Der junge Dilthey
contiene espressioni entusiastiche nei confronti di Goethe, al quale viene
attribuito il merito di essere riuscito a «conciliare l’ideale con la vita»,
cercando «l’ideale eterno nella vita». E uno degli autori che maggiore
influenza ebbe sulla formazione di Dilthey è lo storico liberale Georg Gottfried
Gervinus, allievo dell’illuminista Johann Georg Schlosser, e autore di una
Geschichte der poetischen Nationalliteratur der Deutschen che presentava un
quadro della storia letteraria tedesca in chiave politico-ideologica, non molto
diversa da quella che qualche decennio dopo Francesco De Sanctis adotterà
per esporre le vicende della letteratura italiana. L’interesse per la cultura
tedesca s’incontrava con l’educazione religiosa ricevuta dal padre pastore
protestante, che si proponeva di avviare il giovane Wilhelm alla carriera
ecclesiastica, e con forti interessi estetici, orientati verso la musica sei-
settecentesca tedesca, in particolare verso la musica religiosa, ereditati dalla
madre. Religione, arte, musica si presentavano, agli occhi di Dilthey, come
componenti di una cultura che aveva le sue radici nel Cristianesimo riformato,
e che arrivava fino all’età di Goethe, alla filosofia idealistica e alla scuola
storica tedesca. Non c’era traccia, in questa visione, come non ci sarà
nell’interpretazione che Dilthey ne darà nei decenni successivi, della
contrapposizione polemica in virtù della quale la cultura romantica aveva
cercato di liberarsi dall’eredità dell’Aufklärung.
Quando nel semestre estivo del 1852 si iscrisse alla Facoltà teologica
dell’Università di Heidelberg, dopo aver abbandonato l’originario proposito di
dedicarsi a studi giuridici, Dilthey si trovò immerso in un ambiente
accademico culturalmente conservatore, ostile all’orientamento razionalistico
della scuola teologica di Tübingen che faceva capo a Ferdinand Christian
Baur. I suoi maestri erano, tutto sommato — prescindendo da Karl Ullmann,
allievo di Hegel e di Schleiermacher, che cercava di realizzare una
“mediazione” tra Cristianesimo e ricerca storica di carattere scientifico —
figure di secondo piano, legate alle direttive della chiesa del Baden. Ma nella
Facoltà filosofica egli incontrò il prediletto Gervinus, e insieme a lui un
giovane libero docente di filosofia, Kuno Fischer, il quale aveva pubblicato in
quello stesso anno il System der Logik und Metaphysik oder
Wissenschaftslehre, che riproponeva la tesi hegeliana della stretta unità tra
indagine logica e metafisica, e il primo volume (dedicato a Cartesio) di una
monumentale Geschichte der neueren Philosophie. Cominciò a maturare in
questo periodo, insieme all’insoddisfazione verso le posizioni della “teologia
della mediazione”, l’interesse per la filosofia e per la sua storia; e molti anni
più tardi Dilthey attribuirà proprio a Fischer il merito di aver esercitato su di
lui un’«influenza decisiva» nell’avviarlo alla filosofia. Perciò quando,
nell’estate del ’53, l’accusa di panteismo mossa a Fischer, con l’appoggio del
teologo Daniel Schenkel, condusse al suo allontanamento, e anche Gervinus —
malvisto proprio per il suo liberalismo — subì la medesima sorte, il giovane
Dilthey decise di sottrarsi all’atmosfera soffocante di Heidelberg per
completare altrove i suoi studi. E scelse Berlino, dove rimarrà, quasi senza
interruzioni, fino al 1867.
L’università fondata sulle rive della Sprea dai riformatori dello stato
prussiano, nel pieno delle guerre napoleoniche, con il contributo di personalità
come Wilhelm von Humboldt, Fichte e Schleiermacher, rispondeva a un
preciso progetto di egemonia culturale; e ben presto soppiantò le università
più antiche, diventando l’agognata “stazione di arrivo” dei professori tedeschi.
Il governo favorì una politica di reclutamento ad ampio raggio, cosicché
l’ateneo di Unter den Linden poteva offrire, per quanto riguarda il corpo
docente, il meglio disponibile in tutti, o quasi, i campi del sapere. Anche nella
Facoltà teologica, pur estranea al razionalismo della scuola di Tübingen,
regnava un clima ben diverso dal conservatorismo di Heidelberg: una forte
impronta vi aveva lasciato non tanto Hegel quanto piuttosto Schleiermacher,
che vi aveva insegnato dal 1810 al ’34. Tra i docenti della facoltà Dilthey
trovava in primo luogo Karl Immanuel Nitzsch, che pur senza essere stato
allievo diretto di Schleiermacher si era avvicinato alla sua concezione della
teologia, ed era approdato alla cattedra berlinese dopo oltre due decenni
trascorsi a Bonn; e vi incontrava pure August Detlev Christian Twesten,
allievo e successore di Schleiermacher, un onesto esegeta del testo biblico della
cui superficialità egli non mancò di rendersi ben presto conto. Più di loro,