Table Of ContentStoria e Società
© 2016, Gius. Laterza & Figli
www.laterza.it
Prima edizione aprile 2016
Edizione
1 2 3 4 5 6 Proprietà letteraria riservata
Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari
Anno
2016 2017 2018 2019 2020 2021
Questo libro è stampato
su carta amica delle foreste
Stampato da
SEDIT - Bari (Italy)
per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
ISBN 978-88-581-2376-8
È vietata la riproduzione, anche
parziale, con qualsiasi mezzo effettuata,
compresa la fotocopia, anche
ad uso interno o didattico.
Per la legge italiana la fotocopia è lecita
solo per uso personale purché
non danneggi l’autore. Quindi ogni
fotocopia che eviti l’acquisto
di un libro è illecita e minaccia
la sopravvivenza di un modo
di trasmettere la conoscenza.
Chi fotocopia un libro, chi mette
a disposizione i mezzi per fotocopiare,
chi comunque favorisce questa pratica
commette un furto e opera
ai danni della cultura.
La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.
Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
Elie Wiesel
INTRODUZIONE
Questa ricerca si occupa di un gruppo di donne, circa una
quarantina, che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderiro-
no alla Repubblica sociale italiana (RSI) e subito dopo la guerra
furono processate e condannate per “collaborazionismo con il
tedesco invasore”1. Sono solo una piccola parte delle fasciste di
Salò, i cui crimini furono ritenuti così gravi da non poter usufruire
(o poter usufruire solo in parte) dell’amnistia del 1946. Questa,
più precisamente l’art. 3 del DP 22 giugno 1946, n. 4 (Amnistia e
indulto per reati comuni, politici e militari) aveva previsto, infatti,
che fossero esclusi dall’amnistia i reati di strage, sevizie particolar-
mente efferate, omicidio o saccheggio, e i delitti compiuti a scopo
di lucro. E le donne di cui ci occupiamo furono condannate, nella
grande maggioranza, proprio per questi reati.
È nei fascicoli del Ministero di Grazia e Giustizia, Ufficio IV
Grazie, che abbiamo rintracciato la maggior parte dei documenti
su di loro: processi, sentenze, istruttorie, informazioni raccolte
presso le procure, presso i carabinieri, istanze delle condannate,
lettere di familiari, raccomandazioni di politici e altro ancora.
Attraverso queste fonti possiamo ricostruire le loro storie
giudiziarie e anche, in parte, personali2.
1 Sui processi ai fascisti e alle fasciste di Salò non esiste uno studio comples-
sivo, ma si vedano G. Neppi Modona (a cura di), Giustizia penale e guerra di
liberazione, Franco Angeli, Milano 1984; per il Piemonte: L. Allegra, Gli aguz-
zini di Mimo. Storie di ordinario collaborazionismo (1943-45), Zamorani, Torino
2010; per la Liguria: A. Casazza, La beffa dei vinti, Il Melangolo, Genova 2011.
Per uno studio generale sull’epurazione si veda H. Woller, I conti con il fascismo.
L’epurazione in Italia 1943-1948, Il Mulino, Bologna 1997 (ed. or. 1996).
2 Archivio centrale dello Stato, Ministero di Grazia e Giustizia, Direzione
generale Affari penali e Casellario. Ufficio Grazie, Collaborazionisti (d’ora in
VIII Introduzione
Oltre a queste seguiremo altre vicende, di donne e uomini fa-
scisti che ci sono sembrate significative per comprendere meglio
quella “guerra civile italiana” di cui tuttora rimangono memorie
e storie divise e non condivise3.
In generale, le collaborazioniste sono poche rispetto agli
uomini, una minoranza nella minoranza di quelle che, fasciste,
avevano aderito alla RSI – in particolare attraverso il Servizio
ausiliario femminile (SAF) – e dato il loro attivo contributo alla
causa nazifascista. Il loro numero non si può, in ogni caso, con-
siderare insignificante. Qualche dato dei pochi disponibili4. In
Piemonte, su 3.634 fascisti finiti sotto processo per collabora-
zionismo, 438 erano donne5. In Veneto, in provincia di Rovigo,
su 466 fascisti processati, le donne erano 206; la CAS di Padova
emise 478 sentenze riguardanti 970 imputati di cui 911 uomini
e 59 donne. Gli imputati condannati furono complessivamente
457, pari al 47%, di cui soltanto 20 donne7.
poi ACS, Collaborazionisti); Archivio centrale dello Stato, Ministero di Grazia e
Giustizia, Direzione generale Affari penali e Casellario. Ufficio Grazie, Pratiche
di grazia relative a condanne di Corti di Assise (d’ora in poi ACS, Assise).
3 Al riguardo mi limito qui a ricordare il contributo storiografico più signi-
ficativo e completo: C. Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità
nella Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1991. Sulla RSI, si veda L. Ganapi-
ni, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano 1999; M. Borghi, Tra fascio
littorio e senso dello stato: funzionari, apparati, ministeri della Repubblica sociale
italiana (1943-1945), CLEUP, Padova 2001.
4 Per i dati sulle collaborazioniste processate si veda A. Martini, Processi alle
fasciste. La carta stampata, la rispettabilità e l’epurazione delle collaborazioniste
in alcune province venete, ANPI, Padova 2015, pp. 17-24.
5 L. Bernardi e S. Testori, Collaborazionisti e partigiani di fronte alla giustizia
penale, in Neppi Modona (a cura di), Giustizia penale e guerra di liberazione,
p. 52.
6 C. Saonara, Le sanzioni contro il fascismo dai decreti del CLNAI alle corti
straordinarie di Assise, in G. Sparapan (a cura di), Fascisti e collaborazionisti nel
Polesine durante l’occupazione tedesca. I processi della Corte d’Assise Straordina-
ria di Rovigo, Marsilio, Venezia 1991, p. 20.
7 A. Naccarato, I processi ai collaborazionisti: le sentenze della Corte d’assise
straordinaria di Padova e le reazioni dell’opinione pubblica, in A. Ventura (a cura
di), La società veneta dalla Resistenza alla Repubblica, CLEUP, Padova 1997, p.
573; R. Caporale, La “Banda Carità”. Storia del reparto Servizi Speciali (1943-45),
Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Lucca,
Lucca 2005, p. 339.
Introduzione IX
La CAS di Varese celebrò, tra la fine del maggio 1945 e il
13 novembre 1945, 75 processi con 81 imputati, 70 uomini, 11
donne; la successiva Sezione speciale della Corte d’Assise, fino
al 31 dicembre 1947, concluse 156 processi con 275 imputati
(255 uomini, 20 donne)8. La CAS di Bolzano, a sua volta, pro-
nunciò 63 sentenze. Dei 109 imputati, 22 di lingua italiana, 87
di lingua tedesca, 9 erano donne; 2 di queste furono condannate
alle pene più severe: Carolina Knoll all’ergastolo, Herta Maring-
gele a 30 anni di reclusione9. Molto basso è invece il numero
delle condannate dalla CAS di Reggio Emilia: dei 243 imputati
condannati 8 erano donne, pari al 3,29% del totale; tutte, tranne
una, furono amnistiate tra 1946 e 194710.
Più nello specifico sappiamo che su 69 membri della Ban-
da Koch, 10 erano donne, cioè il 15%, 3 delle quali accusa-
te di aver praticato torture ai prigionieri11. A Cuneo, secondo
una relazione del prefetto, dei 19 collaborazionisti amnistiati
nel 1946, 6 erano donne inserite nella struttura militare della
RSI come Maria Borghezio, comandante del SAF della zona,
protagonista di molti rastrellamenti, oppure civili come Angela
Migliardi, condannata a 20 anni per delazione e complicità nella
fucilazione di partigiani12.
8 F. Giannantoni, I giorni della speranza e del castigo. Varese 25 aprile 1945,
Emmeeffe Edizioni, Varese 2013, pp. 390-391.
9 M. Martin, L’attività della Corte d’Assise straordinaria di Bolzano, in G.
Delle Donne (a cura di), Alto Adige 1945-1947. Ricominciare, Provincia auto-
noma di Bolzano, Bolzano 2000, p. 69.
10 M. Storchi, Il sangue dei vincitori. Saggio sui crimini fascisti e i processi del
dopoguerra (1945-1946), Aliberti, Reggio Emilia 2008, p. [266].
11 M. Griner, La “banda Koch”. Il reparto speciale di polizia 1943-44, Bollati
Boringhieri, Torino 2000; M. Firmani, Per la patria a qualsiasi prezzo. Carla Costa
e il collaborazionismo femminile, in S. Bugiardini (a cura di), Violenza, tragedia e
memoria della Repubblica sociale italiana, Carocci, Roma 2006, p. 141; M. Fran-
zinelli, L’amnistia Togliatti. 22 giugno 1946. Colpo di spugna sui crimini fascisti,
Mondadori, Milano 2006, pp. 234-236.
12 Franzinelli, L’amnistia Togliatti, p. 69. In generale, per quanto riguar-
da complessivamente i processi e le condanne in Italia, gli imputati rinviati a
giudizio furono 21.454, di cui il 27,6% condannati, mentre in Francia furono
50.095, di cui l’84% condannati. Le condanne a morte furono 500-550 in Italia,
di cui 91 eseguite, mentre furono 7.037 in Francia, di cui 767 eseguite. Sulla
Francia, si veda H. Rousso, Le syndrome de Vichy. De 1944 à nos jours, Editions