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Saggi Tascabili Laterza
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GiuseppeCamposVenuti
CITTÀ SENZA CULTURA
Intervista
sull’urbanistica
a cura di
Federico Oliva
Editori Laterza
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© 2010, Gius. Laterza & Figli
Prima edizione marzo 2010
Seconda edizione maggio 2010
Terza edizione novembre 2010
www.laterza.it
Questo libro è stampato
su carta amica delle foreste, certificata
dal Forest Stewardship Council
Proprietà letteraria riservata
Gius. Laterza & Figli Spa,
Roma-Bari
Finito di stampare
nel novembre 2010
SEDIT - Bari (Italy)
per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
ISBN 978-88-420-9264-3
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Una premessa
L’obiettivo di questa lunga intervista è di porre in evi-
denza, con la massima chiarezza possibile, lo stato di
crisi in cui versano in Italia le città, il territorio, l’am-
biente e il paesaggio, di individuarne le cause presenti e
remote e di proporre, senza presunzioni, ma anche sen-
za timidezze, una prospettiva che consenta di affronta-
re e risolvere gradualmente i problemi messi in luce.
La figura dell’intervistato – che ha alle spalle una
lunga attività di urbanista (attività tuttora intensa), di
intellettuale, di docente universitario e anche di ammi-
nistratore pubblico – garantisce quella quantità di espe-
rienze e d’informazioni indispensabile per comprende-
re le trasformazioni urbane e territoriali italiane degli
ultimi cinquanta anni, e le cause che le hanno prodotte;
per individuare quali risposte hanno saputo dare la po-
litica, la cultura e la stessa urbanistica e quali sono sta-
ti, invece, gli errori commessi e le scelte sbagliate. Così,
si è rinunciato a ogni riferimento autobiografico che
non fosse finalizzato a meglio evidenziare un problema
e la soluzione proposta, tenendo fermo il presupposto,
non sempre scontato in Italia, che – anche in materia di
città e territorio – per governare bisogna innanzitutto
conoscere.
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La prospettiva principale dell’intervista vuole essere
dunque propositiva: uno sguardo sul futuro dell’urba-
nistica italiana, che, se non può prescindere da quanto
è avvenuto nel passato, nel bene e nel male, deve però
confrontarsi con le circostanze economiche e sociali
della situazione attuale, che segnano inevitabilmente i
caratteri delle trasformazioni urbane e territoriali del
nostro presente. Alle molte tematiche che emergono si
è cercato di offrire sempre delle risposte: dal migliora-
mento della qualità e dell’efficienza delle città e del ter-
ritorio al rinnovamento radicale del nostro sistema legi-
slativo; dal modo di affrontare oggi le problematiche
della rendita fondiaria urbana all’attualità e utilità di un
approccio in termini di piano, per quanto radicalmente
rinnovato nella forma e nei contenuti.
L’intervista è organizzata per capitoli tematici, in
modo da agevolare un percorso di lettura attraverso una
materia complessa e poco praticata dai media, almeno
fuori dai circuiti più specialistici. Per lo stesso motivo,
e proprio perché l’intervista non è rivolta solo a un pub-
blico esperto, si è ritenuto opportuno integrare il testo
con sintetiche informazioni sulle persone citate, note o
meno note, sui principali provvedimenti legislativi o su-
gli avvenimenti culturali ai quali si fa riferimento.
Federico Oliva
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CITTÀ SENZA CULTURA
Intervista sull’urbanistica
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1.
QUANTO È BRUTTA LA CITTÀ...
D. La prima domanda è molto semplice e corrisponde,
probabilmente, a una questione che si pone l’opinione
pubblica: perché la città italiana e il territorio che la cir-
conda sono, in genere, così brutti? A questa domanda se
ne aggiunge una seconda, che sviluppa la prima: perché la
città e il territorio italiano funzionano così male, per
quanto riguarda i servizi pubblici, senza che quelli priva-
ti siano capaci di far meglio?
R. Si può usare il termine «brutto» per definire la situa-
zione insoddisfacente di città e territorio? Tutto somma-
to, sono d’accordo, perché questo è il modo sintetico con
cui la società e l’opinione pubblica li definiscono, indi-
cando le condizioni di vita e le capacità d’uso che in que-
sti si creano. Naturalmente, il termine non va interpreta-
to in modo estetico; brutto o bello, in questo caso, espri-
mono la qualità, l’efficienza, le prospettive che la città e
il territorio possono offrire. Così fanno spesso i bambi-
ni, per i quali brutto vuol dire cattivo e bello significa
buono. E allora, usiamo pure questa accezione di «brut-
to» e di «bello» partendo, se vuoi, dal bello.
Cos’è che l’opinione pubblica può considerare bello
oggi, nel nostro caso? Certamente una parte di ciò che
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