Table Of ContentAndrea Augenti
Archeologia
dell'Italia medievale
• Editori Lat:erm
© 2016, Gius. Laterza & Figli
www .laterza. i t
Prima edizione marzo 2016
Edizione
2 3 4 5 6 7
Anno
2017 2018 2019 2020 2021 2022
L'Editore è a disposizione di tutti
gli eventuali proprietari di diritti
sulle immagini riprodotte,
là dove non è stato possibile rintracciacli Proprietà letteraria riservata
per chiedere la debita autorizzazione. Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari
Questo libro è stampato
su carta amica delle foreste
Stampato da
SEDIT -Bari (lraly)
per conto della Gius. Laterza & Figli Spa
ISBN 978-88-581-2230-3
È vietata la riproduzione, anche parziale,
con qualsiasi mezzo effettuata,
compresa la fotocopia,
anche ad uso interno o didattico.
Per la legge italiana la fotocopia è lecita solo
per uso personale purché non danneggi l'autore.
Quindi ogni fotocopia che eviri l'acquisto
di un libro è illecita e minaccia la sopravvivenza
di un modo di trasmettere la conoscenza.
Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione
i mezzi per fotocopiare, chi comunque favorisce
questa pratica commette un furto
e opera ai danni della cultura.
Introduzione
Nel panorama nazionale, scientifico come accademico, l'archeologia me
dievale è una disciplina relativamente giovane. Infatti, sebbene sia stata
praticata perlomeno fin dalla metà dell'Ottocento, la sua nascita effettiva
risale all'incirca agli anni Settanta del secolo scorso. Non molto tempo fa,
quindi; ma da allora sono cambiate tante cose, e un numero di studiosi
sempre più folto ha prodotto ricerche che hanno trasformato il nostro
modo di pensare i cosiddetti "secoli oscuri", dal punto di vista materiale
J
e non solo. Mai come ora si com prende quanto aveva ragione acques Le
Goff ormai più di quarant'anni fa, quando diceva: "Mi sembra di vedere
sorgere dal suolo un nuovo Medioevo ... " 1
•
Con queste idee in testa ho iniziato a pensare ad un libro che poi ha avu
to una gestazione molto lunga. L'ho concepito durante il periodo del mio
insegnamento a Siena, verso la fine degli anni Novanta, e ho continuato a
lavorarci da allora, dopo essermi spostato all'Università di Bologna, senza
però riuscire a dargli troppa continuità per diversi motivi (l'insegnamento,
gli scavi, altri progetti ... ). In realtà la stesura finale non ha niente a che fare
con quei primi tentativi, perché nel frattempo le ricerche sono andate avanti
a gran velocità, sono stati scoperti molti siti e materiali nuovi, e si sono com
prese cose ben diverse rispetto a quello che sapevamo allora, su numerosi
aspetti del Medioevo nel nostro paese. E quindi, più di una volta è stata ne
cessaria una riscrittura integrale, anche molto drastica. Però l'idea di base,
e la spinta, sono rimaste le stesse che avevo in partenza: fornire ai colleghi
e agli studenti, e a chi si volesse avvicinare all'archeologia medievale per
motivi di studio, o solo per curiosità, uno strumento aggiornato e approfon
dito, che dia conto non solo delle acquisizioni più importanti e più recenti,
ma anche delle interpretazioni e dei dibattiti stimolati dalle molte ricerche.
L'archeologia medievale italiana al momento è piuttosto in buona salu
te: si moltiplicano gli scavi e i progetti, l'interesse è in crescita anche presso
1 Cit. in De Boiiard 1973, p. 766.
VI Introduzione
le amministrazioni locali, gli studenti seguono i corsi universitari sempre
più numerosi ... Spero davvero che questo libro, un tentativo di sintetizzare
lo stato dell'arte con un approccio critico, possa costituire uno stimolo per
nuovi, ulteriori progressi della disciplina.
Alcune persone hanno contribuito in modo determinante alla realizza
zione del libro, e per questo devo loro dei ringraziamenti sinceri. Innanzi
tutto Riccardo Francovich, con il quale ho discusso l'indice e i contenuti
ormai molto tempo fa. La gioia per l'entusiasmo con cui accolse questa idea
(lo stesso generoso entusiasmo che lo contraddistingueva come persona, in
generale) purtroppo va insieme al grande rammarico che se ne sia andato
così presto. E poi Daniele Manacorda, che ha stimolato e favorito la nascita
vera e propria del progetto, alcuni anni dopo; ricordo con piacere le nostre
discussioni nella cucina della sua casa romana, nel corso delle quali il libro
ha iniziato lentamente a prendere la forma definitiva. Paul Arthur, Fede
rico Cantini, Enrico Cirelli, Vincenzo Fiocchi Nicolai, Cristina La Rocca,
Vito Loré, lo stesso Daniele Manacorda, Marco Milanese e Fabio Saggioro
hanno letto, commentato e discusso con me alcuni punti cruciali o interi
capitoli, dandomi ogni volta preziose indicazioni e spunti di riflessione.
Grazie anche a tutti i colleghi che hanno permesso la pubblicazione delle
ricostruzioni grafiche o mi hanno fornito le immagini dei loro scavi: oltre ai
già nominati Paul Arthur, Federico Cantini, Marco Milanese e Fabio Sag
gioro devo ricordare Giovanna Bianchi, Kim Bowes, Marco Cavalieri, Carlo
Citter, Roberta Giuliani, Roberto Meneghini, Marcello Rotili, Mirella Ser
lorenzi, Emanuele Vaccaro e Marco Valenti. Mila Bandi ha lavorato all' ap
parato delle illustrazioni con grande cura e disponibilità, e così Andrea
Fiorini, che ha anche elaborato assieme a me le carte dell'Italia del capitolo
I. Giorgio AJbertini, con la bravura di sempre, ha disegnato per l'occasione
alcune tavole originali, pensate per aiutare il lettore a comprendere meglio il
testo. Un ringraziamento va anche ai miei studenti di Ravenna, e della Scuo
la di Specializzazione in Archeologia di Bologna: è durante i corsi concepiti
per loro che ho potuto mettere a fuoco molte delle idee confluite in questo
libro, grazie alle domande e alle discussioni nate durante e dopo le lezioni.
Un ultimo pensiero grato va ai miei due maestri, Riccardo Francovich e
Andrea Carandini: due studiosi, due intellettuali che hanno lasciato e conti
nuano a lasciare un segno profondo e tangibile nell'archeologia e nella cultura
italiane, e verso i quali ho un forte debito, scientifico e non solo. È quasi scon
tato dire che senza di loro, senza la forza dirompente delle loro idee, questo
libro non avrebbe potuto essere scritto; è quasi scontato, ma è senz' altro vero.
Questo libro è dedicato a Barbara. Speciale, sempre.
Andrea Augenti
Ravenna, gennaio 2016
Archeologia
dell'Italia medievale
Il Medioevo in Italia:
Capitolo primo
strumenti per la navigazione
È dawero necessario tagliare
la storia a fette?
] acques Le Goff,
Il tempo continuo della storia
1.1. La periodizzazione: un solo Medioevo, molti modi di suddivider/o
Suddividere, ripartire, fissare dei caposaldi. E ancora: segmentare, delimi
tare, tirare delle linee. Da sempre gli storici - e anche gli archeologi, ma
non solo loro- affrontano lo studio delle varie epoche scomponendole in
blocchi e individuandone i confini cronologici. In una parola: periodizza
no. La periodizzazione è un gesto che serve, nonostante lo scetticismo di
alcuni. Serve innanzitutto perché ci aiuta a non essere travolti dal flusso
della storia e a comprenderla meglio, senza dispersioni, permettendo di
indirizzare l'attenzione su periodi ben circoscritti. E ha un senso: quando
è pensata con intelligenza, separa e distingue blocchi cronologici che pos
sono comprendere situazioni molto diverse tra loro1
•
Con una avvertenza: ovviamente le periodizzazioni sono l'esito di scelte
soggettive, arbitrarie, che possono essere influenzate da molti fattori; primo
tra tutti, il taglio (metodologico, di contenuti, e altro) con cui si affrontano i
periodi. Ad esempio, rispetto ad un arco di tempo più o meno esteso, alcune
periodizzazioni possono funzionare meglio per gli storici e altre soddisfano
di più gli archeologi. Tra poco lo vedremo meglio. Adesso affrontiamo il pro
blema dal nostro punto di vista, ovvero la periodizzazione del Medioevo2
.
Nella percezione comune il Medioevo è un periodo molto ampio, che
dura all'incirca un millennio. Secondo la maggior parte dei manuali di sto-
1 Le Goff 2014.
2 Su questo argomento vedi Delogu 1988 e 1994, pp. 65-67; Sergi 1998, pp. 6-7.
4 Archeologia dell'Italia medievale
tarda Antichità secoli centrali del Medioevo
IV v VI VII VIli IX x Xl Xli Xlii XIV xv
alto Medioevo basso Medioevo
Fig. 1.1. La periodizzazione del Medioevo.
ria l'inizio del Medioevo si colloca nel V secolo. Come mai proprio allora?
Succedono molte cose importanti in quell'epoca, tra le quali contiamo si
curamente l'ondata più rilevante delle migrazioni dei popoli germanici e la
fine dell'impero romano d'Occidente. Attenzione: quest'ultima annotazione
ci permette un breve approfondimento su un problema connesso alla perio
dizzazione: quello delle date. Le date di inizio, le date di fine, le date nodali,
quelle che costituiscono o segnano una svolta: ulteriori boe, molto puntuali,
alle quali si può ancorare il racconto della storia. A volte le date possono
avere un valore quasi esclusivamente simbolico. È il caso del476, una data
molto famosa, per certi aspetti epocale: la data alla quale fissiamo la caduta
dell'impero romano d'Occidente. Oggi la maggior parte degli storici concor
da sul fatto che in realtà si tratta di una convenzione, e che quella data fu solo
un piccolo dettaglio -l'anno della deposizione dell'imperatore Romolo Au
gustolo -nell'ambito di una crisi iniziata molto prima di allora. Ma le date,
ricordiamolo, possono anche segnare dei reali punti di svolta. Ad esempio il
24 agosto del410, il primo giorno del saccheggio di Roma ad opera dei Goti.
Un momento davvero epocale: da allora Roma smette di essere inattaccabile,
invincibile3. E poi, ne abbiamo tutti un esempio molto evidente, molto vicino
nella memoria: l' 11 settembre, una data così universalmente riconosciuta che
quando la si nomina non serve nemmeno specificare l'anno (2001). Quella
data funziona, come caposaldo, perché in quel preciso giorno è successo
qualcosa di davvero importante: un atto terroristico dalla portata devastante,
sul momento, e dagli effetti senz'altro dirompenti, in seguito: basti pensare
a come è cambiata la nostra percezione della politica mondiale, dell'inat
taccabilità del cuore pulsante dell'OcCidente, a come si sono sensibilmente
modificati da allora l'economia e i trasporti sulla lunga e media distanza.
Ma torniamo al Medioevo (Fig. 1.1). Il V secolo è per molti aspet
ti un'epoca abbastanza differente dall'Antichità, un momento che può
'Lipps, Machado, von Rummel2013.
I. Il Medioevo in Italia: strumenti per la navigazione 5
sicuramente funzionare come punto di partenza. Di cosa? Innanzitutto
di quello che gli storici hanno denominato "alto Medioevo", ovvero il
primo, lungo segmento in cui viene di solito suddiviso l'intero Medioevo.
Attenzione, però, perché le cose da qualche tempo si sono un po' com
plicate per via del notevole successo di una "sottoperiodizzazione". Per
il periodo che va all'incirca dal IV secolo al VII (inclusi) si è affermata
la definizione di "tarda Antichità"4 Il termine ha avuto successo perché
•
intercetta un'esigenza importante: dimostrare quanto il mondo che ha
inizio nel IV secolo (quando si afferma definitivamente il cristianesimo)
sia diverso dal precedente, ma pur trasformandosi nel corso del tempo
mantenga alcuni dei suoi caratteri essenziali fino alla fine del VII secolo.
In Occidente è l'epoca delle invasioni prima, e dei cosiddetti regni roma
no-barbarici poi. Inoltre, sul piano economico, l'archeologia ha permesso
di constatare che in questo lungo arco di tempo non viene meno il grande
commercio del Mediterraneo, quello che connetteva Roma a Cartagine
e a Bisanzio. La fascia cronologica che va dal IV al VII secolo è sicura
mente per molti aspetti ancora omogenea all'Antichità, ma al suo interno
prendono progressivamente piede elementi che poi si affermeranno con
completezza nel corso del Medioevo. Insomma, la sottoperiodizzazione
della tarda Antichità dimostra ancora una volta che il476 non è poi una
data così pregnante.
Se accettiamo questa proposta, allora ne consegue che l'alto Medioevo
vero e proprio dovrebbe cominciare nell'VIII secolo, epoca in cui -in ef
fetti -il mondo risulta trasformato in maniera sensibile rispetto al passato.
Su questo punto la storiografia mostra un atteggiamento piuttosto flessibi
le, e si può dire che oggi coesistono una accezione larga del termine "alto
Medioevo" (con inizio nel V) e una più ristretta (che comincia nell'VIII);
entrambe convivono con il concetto di tarda Antichità (IV-VII secolo).
E quando finisce l'alto Medioevo? Di nuovo, per chiudere questo
periodo, è entrata nell'uso comune una data simbolica: l'anno Mille. Co
me è normale che sia (lo abbiamo visto anche allo scadere del secondo
millennio), la fine del primo millennio e l'inizio del secondo sono legati
ad una data in cui di fatto non è successo molto, né sul piano politico né
in altri campi. Ma è una convenzione, che funziona se pensiamo all'anno
Mille come rappresentativo di una fascia temporale (quella compresa tra
il X e l'XI secolo) durante la quale ebbe luogo ciò che gli storici hanno
chiamato "la mutazione feudale", uno dei tratti più significativi dei secoli
successivi5
•
~Giardina 1999; Gli "spazi" del tardoantico; Gasparri 2006. Vedi anche Delogu 1999. Sui conte
nuti della tarda Antichità resta ancora molto valido Brown 1974.
5 Sul periodo successivo all'anno Mille, sulle sue periodizzazioni e i suoi contenuti, vedi Corrao
2006.