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In tutte le città della Sicilia basta guardarsi attorno perché si noti-
no gli echi della civiltà araba che per lungo tempo vi si è insediata,
li notiamo nell’architettura, nell’arte, nella rete urbanistica, ma anche
in termini dialettali e in alcuni gesti abituali che si tramandano da
secoli.
Gli Arabi in Siciliaoltre ad informarci sulle vicende storiche della
conquista islamica nell’isola, ci aiuta a capire come è possibile che
questi echi si trovino nella nostra vita quotidiana.
Il viaggio nel tempo che ci propone l’autore parte dalle conquiste
arabe e in particolare dalla presa di Mazara nell’827, riportando le
varie ipotesi su come Eufemio di Siracusa avesse fatto sì che questi
entrassero nella città.
La parte storica non solo percorre tutte le tappe del regno musul-
mano fino alla sua graduale perdita di territorio ad opera dei
Normanni, ma anche la sua influenza alla corte dei nuovi regnanti,
dove cristiani e islamici interagivano pacificamente. Un esempio può
essere la presenza di Edrisi alla corte di Ruggero II.
Ancora, in questa opera, vengono illustrati i punti salienti della
società, della letteratura, dell’architettura, della scienza e della geo-
grafia. Ci mette a conoscenza di quali sono le opere sopravvissute nei
secoli come il Cassero di Palermo o quello di Marsala, ci parla delle
epigrafi raccolte e tradotte da Michele Amari, ci dà insomma un’idea
globale del mondo arabo in Sicilia, sia di quello che è stato, sia di
quello che ancora sopravvive.
Teresa Costantino
Gesù e Maometto in visita a Isaia.
GGllii AArraabbii
Gli Arabi sono originari del sud della Penisola arabica, anche se
non possiamo dire con certezza quale sia la loro vera provenienza.
Incerta anche l’etimologia. La parola Arab, quasi sicuramente signi-
fica nomade.
Iscrizioni assiro-babilonesi dall’IX al VI secolo a.C. fanno riferi-
mento agli “Aribi”, che con tutta probabilità sono da associare alle
tribù vassalle degli Assiri, che abitavano nella steppa siro-araba.
Scrive Umberto Rizzitano1: “… non è nemmeno da escludere la
loro partecipazione, fin da quell’epoca, al traffico commerciale tra il
Golfo Persico e la Siria, da dove le merci venivano avviate in Egitto
o smistate verso l’Arabia meridionale”.
La parola “arab” compare anche nell’Antico Testamento, ma non
sappiamo se si tratti di un vero etnico o di un generico appellativo,
anche perché, come vedremo successivamente, potrebbe essere sola-
mente un’attribuzione fatta a quasi tutti i nomadi. Bisogna, infatti,
considerare che tuttora in parecchie parti dell’Oriente il termine
A‘ràb ed Arab viene attribuito al nomade.
La parola “Arabia” comincia a fare la sua comparsa nei docu-
menti cuneiformi persiani, solo nella prima metà del VI secolo a.C.,
indicando prettamente i territori settentrionali e nord-orientali.
Diverse sono invece le citazioni classiche. Il termine Arabo e
Arabi per numerosi scrittori greci come Strabone, Eratostene,
Erodoto ed Eschilo, rappresentava quasi tutta l’Arabia. Un’ultima
annotazione, prima di entrare nella parte storica vera e propria. Il
Corano non identifica con il nome Arabola popolazione dell’Arabia,
ma con A‘ràbindica i nomadi e i beduini distinguendoli dai cittadi-
1 Umberto Rizzitano, storico e docente di lingua e letteratura Araba.
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ni della Mecca e di Medina, ciò non toglie che dopo l’avvento di
Maometto, e della religione musulmana il nome arabo si profuse in
tutti i mari e regioni dell’Asia, Africa e Europa. « Pertanto– scrive
Rizzitano – il termine, forse nato e tenuto a battesimo quale sinoni-
mo di « beduino», dopo essere servito a distinguere le genti della
penisola e della limitrofa steppa siria-arabica e successivamente a
designare, con una logica estensione del suo significato iniziale,
anche le popolazioni fuori d’Arabia che le conquiste islamiche ave-
vano arabizzato dalla Mesopotamia al Marocco, all’Andalusia, alla
nostra Sicilia, si trovò – forza di una razza che nell’Islàm aveva tro-
vato nuovi motivi di coesione – ad indicare tutta l’ecumene musul-
mana.»2
2 Umberto Rizzitano, Storia degli Arabi, Manfredi Editore, Palermo 1971,
pag. 11.
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GGllii AArraabbii iinn SSiicciilliiaa
La storia dei Musulmani in Sicilia ebbe ufficialmente inizio
nell’827, data della conquista di Mazara. In realtà già nell’estate
dell’812, una formazione di fuste assalì l’isola di Lampedusa, il che
dimostra come essa sia sempre stata esposta a tutti i traffici illeciti e
non, dei paesi d’Asia e d’Africa, come del resto succede ai giorni
nostri con i continui sbarchi di profughi clandestini.
La Sicilia era già da qualche secolo governata dai Bizantini
(l’Impero Romano d’Oriente) che avevano la loro capitale a
Siracusa, i quali appreso della partenza delle navi dirette a
Lampedusa, mandarono una squadra di sette vascelli in ricognizione,
ma giunsero nell’Isola troppo tardi, quando già gli abitanti della pic-
cola isola erano stati trucidati e, a loro volta sorpresi, vennero mas-
sacrati. La questione tuttavia ebbe, una svolta favorevole ai Bizantini
che insospettiti del mancato ritorno delle loro imbarcazioni, si porta-
rono con i loro legni a Lampedusa e annientarono i Saraceni, come
scrisse Rinaldo Panetta3 “passandoli a uno a uno a fil di spada”.
Un’altra spedizione saracena con quaranta navi, quasi nello stesso
periodo, aveva messo a soqquadro l’intera Sicilia occidentale con le
città di Mazara, Marsala e Trapani depredate.
Le scorrerie dei Saraceni si spinsero verso il Tirreno, raggiungen-
do e saccheggiando l’isola di Ponza e soprattutto trucidando la mag-
gior parte dei frati presenti nei conventi di quei luoghi. Tutto ciò ebbe
inizio nel X secolo in quanto per molto tempo erano stati impegnati
in guerre fratricide fra tribù e i vari califfati e soprattutto tra il
Maghrib(occidente) e Mashriq(oriente), in altre parole le nuove
terre arabe d’Ifrìqiya (Tunisia e Marocco) con capitale Al-Qairawân
3 Rinaldo Panetta, I Saraceni in Italia, Mursia, Milano 1973, pag. 21.
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e Baghdàd sede del governo centrale. Le stirpi erano diverse, e sep-
pure tutti combattessero nel nome di Maometto, Berberi e Andalusi
aspiravano a qualcosa in più che essere vassalli di Baghdàd e
Damasco.
Tornando al nono secolo, le popolazioni musulmane, avevano una
gran voglia di espandersi e visto che la cosa era ben riuscita in
Spagna con l’Andalusia, dove ormai i Mori (così furono chiamati
dagli Ispani le popolazioni arabe) si gettavano a capofitto per scorre-
rie marinare nel Tirreno, portarono la loro guerra santa (gihàd) in
Sicilia e ben oltre.
Un’altra scorreria (825) è narrata dallo storico Rocco Pirri che
annota anche la presa di Girgenti (?) nello stesso anno.
« All’aprirsi del nostro secolo IX, proprio nell’800, quando
Carlomagno era coronato imperatore in Roma, il suo rivale e corri-
spondente Harùn ar-Rashìd compiva da Baghdàd il primo passo di
sfaldamento dell’impero unitario dei califfi: l’investitura del gover-
no d’una provincia periferica, in questo caso la romana Africa
(l’Ifrìqiya degli Arabi e attuale Tunisia, da cui dipendeva più o meno
effettivamente il resto del Maghrib fino all’Atlantico) concedendola
quale ereditario appannaggio al governatore locale, Ibrahìm ibn al-
Aghlab.»4 Fu questo l’atto della nascita dell’Emirato d’Occidente
che diede inizio alla dinastia degli Aghlabiti di Qairawàn anche se
ufficialmente vassalli del Califfato abbàside.
Ormai, si era ben capito, i Saraceni erano ben disposti alla con-
quista della Sicilia, e l’occasione la diede la richiesta d’aiuto del
greco Eufemio, ribelle di Siracusa. L’imperatore bizantino Michele
Balbo stava sostenendo un’aspra lotta nell’Asia contro quello, che lui
sosteneva essere un usurpatore, Tomaso. Era governatore nell’isola il
protospatario Fotino (arrivato nell’826) che volle vendicare il suo
precedente che aveva subito la ribellione dei soldati siciliani. Per
dimostrare di essere un duro, e di saper soffocare le ribellioni, accu-
sò uno dei nobili e più ricchi, il turmarca Eufemio, di aver rapito una
monaca dal convento. Le date tuttavia sono discordi, in quanto alcu-
4 Gabrieli, Scerrato, Gli Arabi in Italia, Garzanti, Scheiwiller, Milano, pag.
36.
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Description:Maghrib (occidente) e Mashriq (oriente), in altre parole le nuove terre arabe d'Ifrìqiya (Tunisia e Marocco) con capitale . diventandone un seguace e un promulga- tore efficace. Avendo studiato secondo il modello islamico, ascoltan- do i maestri di Baghdàd e Medina, si era promesso alla propagazi